Sciacca Augusto
Messina, 1945
Pittore, poeta, scenografo e pubblicista, nato a Itala (ME) nel 1945, è da anni uno degli esponenti più significativi e originali della scena artistica italiana. Laureato in architettura al Politecnico di Milano, si è formato nel clima concettuale degli Anni ’70 per giungere ben presto a una sua personale concezione espressiva, connotata da una forte e intensa sperimentazione ad ampio raggio. La sua ricerca artistica è contrassegnata da una riflessione rigorosa sull’uomo nella sua dimensione esistenziale e nel suo rapporto con l’infinitudine del cosmo, e si è espressa in grandi cicli pittorici, dove predomina l’uso della luce e del colore, unitamente alla valorizzazione dei materiali e dei supporti impiegati. Dalla sua pittura vigorosa e dinamica, variamente intrecciata con sperimentazioni e incursioni in altri campi figurativi e in altre tecniche esecutive, affiora una visione estremamente evocativa e personale, sostenuta da una elevata consapevolezza stilistica e da una costante ricerca di sintesi. Dopo l’esordio a Messina nel 1966, ha esposto in numerose mostre personali e collettive in Italia e all’estero.
Degli Anni ’70 sono i progetti estetici (alcuni con l’impiego del laser) e le mappe e i graffiti su juta di sacco stampigliato; seguono i flani, i sestupli e le mappe su politene, quindi la stagione dei progetti siderali, delle isole e mappe degli universi, per approdare alla fine degli Anni ’90 a una pittura dai “ritmi larghi e dalle composizioni di respiro vasto e solenne”, come nelle “Cosmogonie”, dove affronta e approfondisce le sue tematiche predilette, quelle del Tempo e dello Spazio, evidenziate anche nei “libri d’artista”, quali il ciclo “Cronogenesi” (1990-1995), “Il Sole di Ulisse” (1995), “Il Tempo o il Vento” (1996), e il vasto ciclo del 2005, con i “libri di piombo”, il “libro d’oro – Del Sublime”, “Ricordo”, “La piega – Omaggio a Deleuze” e “Promemoria” del 2005/2006. Le stesse tematiche stanno alla base della sua ricerca degli ultimi anni Novanta “Il Tempo e il Mito” con al centro dell’indagine la Luce nel tempo e nello spazio, nel suo divenire e nel suo comporsi attraverso i quattro elementi primordiali: acqua, aria, terra, fuoco. La luce, come espressione visibile del Mistero, è elemento essenziale delle cinque grandi vetrate istoriate realizzate dall’artista nel 2000 per la cappella privata del Convento delle suore Cappuccine di Madre Rubatto a Gorle (BG).
Le sue tematiche artistiche sono sempre state contrassegnate da un forte impegno etico e civile, che si è manifestato appieno nella mostra “Innocenza e Pietas” realizzata nel 2006 dalla Provincia di Milano al Museo della Permanente. In essa Sciacca ha concentrato la sua attenzione sul tema della violenza, affrontandola nei suoi vari aspetti – mitologico, storico, religioso e sociale – e ancorandola a riferimenti precisi anche all’attualità più recente: questo tema drammatico, peraltro già indagato sin dagli anni Settanta, è stato sviluppato in quest’ultimo periodo in un ampio ciclo, da cui emergono chiaramente, assieme alle lacerazioni della storia, anche segni di speranza e riappacificazione.
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